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«L’Expo di Dubai? All’Italia una spinta di 1,5 miliardi l’anno»

«Siamo pronti», annuncia Paolo Glisenti, 69 anni, commissario generale dell’Italia all’Expo di Dubai, che parte fra un mese, con un anno di ritardo a causa della pandemia.

«Il nostro padiglione rappresenta in modo chiaro la svolta delle Expo universali: si parla di architettura narrativa, che racconta la storia del Paese. Tre grandi scafi rovesciati, i cui colori simboleggiano il tricolore, fungono da tetto per il padiglione: rappresentano l’Italia in viaggio verso il nuovo». Un’altra particolarità: è l’unico padiglione a non avere impianto di condizionamento, ma è attrezzato con «un sistema di alghe e piante che assorbono la CO2 e rigenerano l’aria», spiega Glisenti. «Le pareti sono fatte con qualche chilometro di cordame che fa passare aria e vento. Per questo lo chiamiamo il Padiglione che respira. Ma è anche il Padiglione che emoziona: è dotato di un sistema di illuminazione digitale che intercetta sia il numero di persone presenti che le loro tensioni emotive. E’ un padiglione che si mangia: pareti e soffitti sono costruiti con bucce di arance e chicchi di caffé. Infine è un padiglione che parla e che ascolta: è totalmente digitalizzato con un modello di partecipazione vera. Queste quattro qualità sono il frutto del contributo tecnologico delle aziende italiane, grandi ma anche medie e piccole».

Fonte: Corriere della Sera

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